Ignoranza e Aborto

Oggi, 7 dicembre 2020, un vergognoso manifesto pubblicitario campeggia a Milano in via Vigoni angolo via Mercalli.

Raffigura una donna inerme, sdraiata, con gli occhi chiusi, in mano una mela, nella più tipica rappresentazione di Biancaneve, e il testo "Stop alla pillola abortiva RU486: mette a rischio la salute e la vita della donna e uccide il figlio nel grembo".

Come Circolo UAAR di Milano, affidiamo la risposta al manifesto, e alle dichiarazioni che ne sono seguite, alla nostra socia Titti De Simone, infermiera.

E’ datata 1997 la Convenzione per la protezione dei Diritti dell’Uomo e della dignità dell’essere umano nei confronti dell’applicazione della biologia e della medicina

Questo documento, recepito dall’Italia nel 1999, consacra il diritto all’autodeterminazione delle persone in merito alla loro salute ed apre la discussione in tutti gli stati che aderiscono a temi relativi alla bioetica, al consenso informato, alla privacy.

Il mondo sanitario italiano recepisce la normativa solo formalmente, resta intonsa la prospettiva paternalistica ed onnipotente della categoria medica e l’intollerabile ingerenza della Chiesa nelle scelte relativa alla salute di tutti i Cittadini, cattolici e non.

Come donna, cittadina ed attivista atea iscritta all’UAAR mi schiero in maniera decisa CONTRO le dichiarazioni di Toni Brandi, presidente dell’associazione Pro Life e Famiglia.

Egli afferma che: “assumere la pillola Ru486 è dolorosissimo, che il 56% delle donne espelle il feto da sola, in bagno, nella propria mano”.

Ma tutto ciò accade non a causa del farmaco:

Accade perché gli ospedali sono pieni di medici e sanitari obiettori.

Accade perché alla donna è negata l’assistenza di base, il controllo del dolore e la possibilità di ricevere cure adeguate alle proprie condizioni.

Accade perché nonostante decenni di lotte  abortire è ancora una colpa e alla donna viene fatta scontare la pena di ciò che osa fare: autodeterminarsi.

Accade perché nonostante il diritto all’aborto sia sancito in una legge, questa non viene rispettata perché la Chiesa ritiene che sia peccato.

Accade perché in Italia non si è ben compreso il messaggio della Convenzione, nonostante risalga allo scorso millennio.

Accade perché in Italia la Chiesa detiene il potere in molti ospedali pubblici ed ai cittadini è negato il diritto all’autodeterminazione, in molte delle fasi della propria vita, prime tra tutte nascita e morte.

Siamo qui a dire forte e chiaro che non ci stiamo a questa cultura della colpa, del dolore, della violenza.

A fianco delle donne, per la libertà, l’autoderminazione, la laicità.

Titti De Simone

e il Circolo Uaar di MIlano

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