Strasburgo condanna l’Italia. Ancora...

Il cognome della madre ai figli è un diritto,la Corte di Strasburgo ha ragione, adeguare in Italia le norme sul cognome dei nuovi nati è un obbligo (cosi scrive Letta).

 

La battaglia della coppia milanese Cusan-Fazzo ha avuto inizio nell'aprile del 1999, con la nascita di Maddalena. I genitori chiesero di registrare la bambina col cognome della madre ma all'anagrafe rifiutarono. I coniugi fecero allora ricorso al tribunale di Milano che tuttavia lo rigettò asserendo che, anche se non c'era una legge specifica che imponga di dare il cognome del padre ai figli, questa era tuttavia una regola radicata nella coscienza sociale e nella storia italiana.
Il caso arrivò fino alla Corte costituzionale, che pur dichiarando la questione irricevibile, osservò come l'attuale sistema era frutto di una concezione patriarcale della famiglia che non era più compatibile col principio costituzionale della parità tra uomo e donna. E alla stessa conclusione arrivò per ben due volte anche la Cassazione che si pronunciò sulla questione per l'ultima volta nel settembre del 2008.

 

Con la sollecitudine che contraddistingue il legislatore italiano, eccoci giunti nel 2014 a dover applicare una norma in ritardo di almeno 7 anni.

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