Falsità sulla Scuola

Il circolo di Milano dell'UAAR – Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti

  esprime la sua indignazione per l'ipocrisia e la falsità dello slogan lanciato dal Vescovo Scola nella manifestazione di oggi 15/03/2014 in piazza del Duomo per un aggressivo rilancio delle scuole cattoliche: “Liberi di educare per educare alla libertà”.  

 

Questo slogan, del tutto fuorviante, sottende l'idea che la scuola pubblica non possa educare alla libertà, ed enfatizza l'idea che la libertà stia nella possibilità di scelta dei genitori su quale scuola far frequentare ai propri figli, e non piuttosto sull'inalienabile diritto dei figli di conoscere il mondo nelle sue sfaccettature e differenze, imparando, loro sì, a “scegliere”.

 

L'UAAR vuole ricordare a tutti che solo una scuola pluralista, aperta a tutti, e che tuteli la libertà di insegnamento, può educare alla libertà di coscienza, consentendo agli studenti, fin da piccoli, di frequentare e conoscere tutte le culture presenti sul territorio nazionale, potendole confrontare e discutere, sfuggendo alla suggestione di tutti quegli stereotipi che attecchiscono su ciò che non si conosce di persona.

 

Altresì vogliamo ricordare che le scuole cattoliche, che oggi Scola ha chiamato a raduno, non possono in alcun modo rivendicare il nome di “scuola pubblica”, non solo per i meccanismi di finanziamento (che secondo la nostra Costituzione dovrebbero essere rigorosamente privati)

ma anche perché non rispettano nessuno dei pilastri democratici delle scuole statali pubbliche: non tutelano (anzi, avversano) la libertà di insegnamento, selezionano docenti e studenti per “desiderabilità” ideologica oltre che di status, non accolgono i portatori di handicap, impartiscono una educazione monoculturale, mettendosi in competizione con la pluralità e l'accoglienza (dovuta per legge) delle scuole statali pubbliche.

 

Ogni scuola privata (ed è già troppo che venga denominata “paritaria”) nasce in competizione con la scuola pubblica in nome della “libertà di scelta dei genitori”.

Ma ciò significa separare una parte dei futuri cittadini italiani (e per i fondamentalisti cattolici più sono e meglio è) dal resto del tessuto sociale, dal confronto con le differenze, sia tra compagni di scuola che tra insegnanti. Insomma una scuola che vuole imporsi in competizione con la scuola pubblica, non ha altro significato che quello di consentire ai genitori di isolare i propri figli dalla conoscenza del mondo nella sua complessità.

 

Il vescovo Scola gioca con le parole, altera la realtà, confonde il bene con il male, imbroglia i suoi stessi fedeli, portandoli sulla strada dissennata e pericolosissima del separatismo etnico/religioso e dell'odio per chi non è “uniforme”.

 

Non si rende nemmeno conto che tutto questo apre la strada a future rivendicazioni fondamentaliste da parte di qualsiasi altra cultura, a cui basterebbe seguire l'esempio cattolico. Oppure se ne rende conto e ciò che rimpiange sono i secoli in cui l'Europa era insanguinata dalle guerre di religione?

UAAR MILANO

* aggiornamento: non potevamo scrivere di meglio. "Le scuole, per l’appunto, non sono campi di rieducazione e indottrinamento. Sono luoghi PUBBLICI pagati con le tasse di chiunque."

Share this