I seminaristi non sono più quelli di una volta, leggiamo a pag. 23 de Il Cittadino (8 Aprile 2010). Al Pime di Monza, ma in generale un po’ dappertutto in Italia e in Europa, le differenze sono due: il numero e la nazionalità.
Dal 1997 ad oggi si è scesi da 42 a 28 – un calo del 35%. A stupire però è soprattutto la provenienza: nel 1997 solo il 5% dei seminaristi erano stranieri, mentre oggi questi rappresentano l’86% delle nuove leve. E si badi, sono tutti stranieri provenienti non certo dall’Europa o dagli USA, ma piuttosto dai “Paesi di missione”.
Nell’articolo si avanza una possibile lettura: è colpa dello «stile di vita frenetico e poco spirituale» dell’Occidente, e del fatto che si fanno pochi figli.
Nel frattempo, alla stessa pagina apprendiamo che alla cappella della Villa Reale non saranno più tenute celebrazioni eucaristiche: «non sussistono motivi pastorali importanti per per garantire la presenza fissa di un sacerdote». Carenza di personale?
Delusione di molti fedeli, che pare amassero la cappella soprattutto per l’abbondanza di parcheggio ad essa adiacente.






Un commento
Devo desumere dall’articolo che le prossime generazioni di sacerdoti saranno tutte di colore, mi domando se la lega resterà in silenzio o adotterà provvedimenti federalisti anche in materia di vocazioni.
Io ho conosciuto un aspirante seminarista ad Assisi in una delle mie indagini sul mondo cattolico e mi ha chiesto cosa pensavo della vocazione sacerdotale, gli risposi che non doveva essere una scelta per sempre, perchè come individuo sei sempre libero di ripensare alle tue scelte e tornare ad essere laico ma è meglio non fare delle esperienze così forti per poi rtrovarsi a non poter più scelgiere diversamente o non riuscir più ad avere delle opzioni civili.
In poche parole ha lasciato il seminario, probablmente era già indeciso sul da farsi, io l’ho solo consigliato a non legarsi come un prigioniero alla propria cella con il timore poi di non riuscre più a vivere la propria libera scelta. Non l’ho influenzato e nemmeno gli ho parlato del dio che non esiste, ma l’ho messo a suo agio davanti alla propria libera scelta, come responsabilità e autodeterminazione e non come sacrificio a gesù o alla madonna che poi lo avrebbe sicuramente reso infelice e loro mistico prigioniero.
Sono convinto ancora oggi di non avere urtato la sua fede ma di averlo messo davanti ad un’alternativa.